L’estate si avvicina e la frenesia di uscire dall’impasse vale tanto per gli italiani quanto per il governo. Nelle ultime settimane si sente sempre più spesso l’espressione: “ultima spiaggia”, ma gli analisti economici, i politologi e i giornalisti non fanno riferimento ad uno sperduto atollo o ad una località rivierasca misteriosa, bensì alla possibilità estrema che lo stato italiano possiede nel dover utilizzare e di corsa pure, i fondi del Recovery Plan.

Secondo le analisi del Sole 24 Ore le regioni meridionali italiane avrebbero sette anni a disposizione per mettersi in carreggiata con il resto del Paese. Calabria, Basilicata, Campania, Molise, Sardegna, Sicilia e la Puglia, avrebbero ancora 210 miliardi da spendere nei sette anni a venire, una visione a lungo termine che tuttavia non ci garantisce da un punto di vista cronologico. Gli oltre 80 miliardi stanziati dal Piano Nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sono destinate per un 37% alla transizione ecologica, politiche di tutela ambientale e del verde pubblico, il 20%, invece, a quella digitale. Secondo le sei missioni in cui si articola il Pnrr, gli investimenti saranno in infrastrutture sia fisiche sia digitali, per la mobilità sostenibile ma anche in istruzione e ricerca, inclusione e coesione sociale e per la salute. Una delle opere più significative che il Pnrr dovrebbe avviare sarà l’alta velocità ferroviaria da Salerno, dove si ferma oggi, fino a Reggio Calabria. Intanto il territorio di Capitanata attende ancora interventi infrastrutturali importanti. Ma, si sa, sette anni passano in fretta.

( Ariel)